giovedì 1 ottobre 2015

E l''uomo imparò a volare... in sella a un cavallo!


Agli inizi del XX secolo, il volo sembrava ancora una chimera irraggiungibile per l’uomo. I primi velivoli sperimentali dovevano ancora essere messi a punto. Non stupisce quindi che anche il salto in elevazione con il cavallo venisse considerato un’impresa quasi impossibile.
Persino gli istruttori dell’Accademia regia sostenevano che i cavalli non fossero in grado di saltare in autonomia e che anche un salto di 80 centimetri fosse un risultato difficilmente raggiungibile, per non dire impossibile, per qualsiasi cavaliere.

A sfatare questo mito fu un giovane capitano dell’esercito sabaudo, Federico Caprilli. Noto agli appassionati soprattutto per via delle innovazioni introdotte nella tecnica di monta, Caprilli è stato anche un pioniere della disciplina del salto a ostacoli, grazie alle imprese realizzate in groppa al fedele Melopo. L’evento che segnò una svolta nella storia dell’equitazione fu a Torino nel 1902, quando davanti alle cavallerie e alle famiglie reali di tutta Europa, Caprilli balzò per la prima volta oltre i due metri di altezza. Fu qualcosa di assolutamente inaudito e straordinario per l’epoca, ma bastarono pochi anni per capire che l’intuizione del capitano livornese aveva segnato un punto di non ritorno. Nel 1909, il record di salto in elevazione era già lievitato fino a 2,20 metri (stabilito dal tenente Ruggero Ubertalli a Pinerolo).


Il tenente Federico Caprilli

La cosa curiosa è che mentre l’equitazione moderna prendeva forma con le sue discipline più conosciute e praticate (dressage, salto), per quasi mezzo secolo le gare di elevazione, o di “salto in alto” a cavallo, continuarono ad essere disputate con grande seguito. Forse pochi sanno che il primo olimpionico italiano nella storia dei Giochi moderni fu il conte Gian Giorgio Trissino, cavaliere vincitore della medaglia d’oro a Parigi nel 1900… indovinate in quale disciplina? Esatto, proprio il salto in alto. Del resto in quell’edizione, il salto in alto e in lungo erano le uniche competizioni equestri previste. Subito dopo sarebbero state subito eliminate dal programma.
I tentativi di record in elevazione invece si succedettero fino alla fine degli anni ’40, continuando a suscitare un forte impatto mediatico, come dimostra l’aura leggendaria che circonda gli autori dell’ultimo, mai eguagliato primato.



5 Febbraio 1949, a guerra appena finita. Siamo a Vina del Mar, in Cile. Il capitano Alberto Larraguibel Morales in sella a Huaso, purosangue impavido dal carattere difficile, supera i due metri e quarantasette di altezza dopo tre tentativi. È un’impresa straordinaria, fuori dal comune, che cancella tutti i primati precedenti e rimarrà ineguagliato per sempre, anche perché questo tipo di gare verrà bandito ufficialmente di lì a poco.

Le immagini in bianco e nero fanno venire la pelle d’oca ancora oggi: è una piccola grande storia di follia e coraggio, quella che il cavaliere Morales ha saputo scrivere spronando il fedele Huaso. Nella sua forza e spregiudicatezza ha riposto ogni fiducia, e il suo fedele amico lo ha ripagato con un balzo che ha del soprannaturale. L’immagine sgranata da pellicola d’epoca accentua la sensazione di incredulità. Tutto in questa impresa appare assurdo, impossibile anche solo da immaginare se non ci fosse la prova incontrovertibile del video. La barriera da superare con la sua forma ricurva, quasi come fosse una rampa di lancio o un trampolino per il salto con gli sci, richiama per prima l’attenzione, seguita immediatamente dal gesto atletico compiuto da Huaso, il modo in cui si inarca al di sopra dell’ostacolo e resiste all’impatto dell’atterraggio sulle  gambe anteriori…
Un tuffo al cuore inevitabile nel rendersi conto quanto si vada vicino alla perdita d’assetto e il cavaliere rischi di essere catapultato in avanti, e poi è finita: Huaso ce l’ha fatta, è campéon! Il suo nome resterà scritto nella storia per sempre.

Questo tipo di gare sopravvive oggi nella forma “aggiornata” delle prove di potenza, che però conservano ancora l’idea alla base delle folli imprese del passato.
Il record attuale di salto ostacoli in potenza è di 2,40 metri, stabilito nel 1991 dal cavaliere tedesco Franke Sloothaak in sella a Leonardo. 

Gara di potenza al Dublin Horse Show del 2014

Oggi il ricordo di un'epoca d'oro dell'equitazione italiana non può non ispirare un po' di malinconia. Forse non c'è bisogno di risalire ai tempi di Caprilli e Trissino, ma in ogni caso più di mezzo secolo è trascorso da quando a rappresentare il Belpaese nei concorsi più prestigiosi c'erano i fratelli d'Inzeo, che solo i lettori più maturi potranno ricordare. 

Royal International Horse Show di Wembley del 1968

Nelle immagini di alcuni video d'epoca come quello che vedete qui, si può ritrovare un pizzico di quell'atmosfera magica che caratterizzava il 1968, un anno pieno di fermenti. Oltre a Raimondo d'Inzeo, sempre fiero ed elegante nella sua divisa da carabiniere, un altro personaggio singolare di quell'epoca (questa volta sicuramente più popolare per i britannici) che può essere riconosciuto è Marion Coakes, la ragazzina terribile che insieme all’inseparabile Stroller proprio quell’anno avrebbe colto un argento storico ai Giochi di Città del Messico, primo e unico caso di un pony su un podio olimpico di salto a ostacoli.

Raimondo e Piero d'Inzeo sul podio olimpico di Roma '60

Marion Coakes e il suo Stroller

martedì 29 settembre 2015

Hip Hop Dressage



A funny video of Andreas Helgstrand's dressage exhibition with a hip-hop soundtrack in the background. What do you think about it? Could it be an alternative way to broaden the popularity of the discipline within a larger crowd?

Un video che ha avuto molto successo sul web. Un’esibizione di dressage del rider danese Andreas Helgstrand con una colonna sonora decisamente alternativa, per una performance davvero notevole.  Cosa ne dite? Secondo voi potrebbe funzionare come idea per accrescere la popolarità di questa disciplina anche tra un pubblico di non addetti ai lavori?



lunedì 28 settembre 2015

HALLA, The Legend of Stockholm



Oggi vogliamo parlare di una storia vera, ma talmente incredibile che potrebbe sembrare solo un film. Se si fosse trattato di una storia americana, probabilmente a Hollywood avrebbero già provveduto a farne una pellicola di successo. Invece la nostra storia comincia in Germania, dove ai tempi ebbe una risonanza tale da essere ricordata in seguito come “la leggenda di Stoccolma”. Protagonisti sono Hans Günter Winkler, cavaliere della squadra olimpica di salto tedesca, e soprattutto il suo cavallo Halla, un vero e proprio eroe nazionale, considerato una sorta di “Seabiscuit tedesco”. (Ve la ricordate la storia di Seabiscuit? Ne avevamo già parlato nell’articolo sui cavalli-attori nei film).
Perché “leggenda di Stoccolma”? Siamo nel 1956.  I giochi olimpici si tennero per la prima volta in Australia, a Melbourne, per giunta a dicembre nel pieno dell’estate australiana. Una novità assoluta, ma non per tutti gli atleti. Le gare di equitazione si svolsero infatti mesi prima a Stoccolma, a causa delle rigide leggi australiane sulla quarantena che rendeva parecchio complicato il trasferimento dei cavalli.

Today I am going to tell you a story. A true story which may sound like a movie. Indeed, if it were an American story, it would have probably already been adapted into a movie. But this is not a Hollywood story, our story comes from Germany, where it’s known as “the legend of Stockholm”.
The main characters are West German Olympic rider Hans Günter Winkler and his horse Halla, a national hero, a kind of German Seabiscuit. (do you know Seabiscuit’s story? We talked about it in our article about horses starring in movies).
Why the “legend of Stockholm”? It’s 1956. The Olympic Games will take place for the first time down under, in Melbourne, in the month of December. But not for all the athletes. The equestrian competitions took place months before in Stockholm, because of quarantine laws in Australia not allowing the transport of horses.

Ora, bisogna dire che la Germania non se la passava benissimo in quegli anni. Lo spettro della disfatta nella seconda guerra mondiale era ancora presente nei ricordi di tutti, il paese era diviso politicamente in due, e i tedeschi cercavano faticosamente di risollevarsi. In tutto questo lo sport venne in aiuto come occasione di rivalsa. Solo due anni prima la nazionale di calcio della Germania Ovest aveva vinto per la prima volta la coppa del mondo in Svizzera battendo a sorpresa la favoritissima Ungheria, un’impresa passata alla storia come il “miracolo di Berna”.
Dalla Svizzera alla Svezia il passo non è poi così lungo, e solo due anni dopo gli undici eroi de “Il miracolo di Berna” arrivarono altri due eroi a dare vita alla leggenda di Stoccolma.

Germany was not having a good time then. With the country politically split in two nations, The Germans had not fully recovered from the hardship of post-war era. Sport helped the country to rebuild a sense of national pride. Two years before, West Germany national football team won for the first time the World cup in Switzerland, beating football power Hungary in the final game, a glorious feat that would be remembered as the “Miracle of Bern”.
Just two years after that exploit, German sport fans could testify another miracle, the “legend of Stockholm”.


Hans Winkler insieme ad Halla (sopra) e cinquant'anni dopo l'impresa di Stoccolma (sotto)

Finale a squadre di salto ostacoli. Che i cavalieri tedeschi siano in grado di puntare all’oro non è certo un mistero. All’inizio della competizione però la fortuna sembra voltare subito le spalle alla Germania. Winkler sta per completare il suo percorso quando Halla al penultimo ostacolo stacca troppo in anticipo, Winkler viene sbalzato in aria e ricade pesantemente sulla sella stirandosi un muscolo dell’inguine.
Il dolore è tale che Winkler non riesce neanche a stare seduto in groppa a Halla. Ma ovviamente se anche solo un componente non è in grado di completare la gara, l’intera squadra viene squalificata e tolta dalla classifica per nazioni. Ogni speranza di medaglia sembra vana per la Germania. Ma Winkler non si arrende. Imbottendosi di antidolorifici riuscirebbe a stare perlomeno in sella, ma rimarrebbe stordito dall’effetto dei medicinali e poco lucido. A questo punto i tedeschi decidono di rischiare il tutto per tutto: Winkler affronta l’ultimo round bevendo solo caffè nero per rimanere sveglio e affidandosi totalmente alla sua Halla. E Halla, il cavallo che solo pochi anni prima veniva considerato un cavallo “difficile” impossibile da cavalcare, compie il miracolo.
Quanto può essere forte il legame tra un cavallo e il suo cavaliere? Molto, moltissimo, tanto da superare qualsiasi ostacolo, direbbe qualsiasi cavaliere.

Final round of the team jumping. No surprise to see the German riders competing for the gold medal. At the beginning of the competition, though, it seemed that luck was not on their side.
In the first round, Winkler pulled a groin muscle at the penultimate obstacle, after his mare took off early and threw him out of position.
The pain did not allow Winkler even to stand sitting in the saddle. Without him, the German team would have been eliminated and lost an assured medal. But Winkler did not want to give up. After he was given tranquilizers, Winkler could comfortably sit. However, drugs that could reduce the pain also made him quite unconscious, and therefore he was only given black coffee before his final ride to reduce his dizziness. He totally trusted his horse Halla. And Halla  repayed him with an incredible performance.Just a few years before, Halla was considered a “difficult horse” no one could ride because of her bad temper.
There is no other tie stronger than that between a rider and his/her horse.

“Halla aveva capito che qualcosa non andava” ha confessato lo stesso Winkler. Quel giorno praticamente riusciva a malapena a reggersi in sella e a indicare la strada al suo cavallo, senza poterlo guidare al meglio. Ebbene, Halla concluse praticamente“da sola” un percorso netto regalando a sé stessa e alla Germania un doppio oro, individuale e a squadre.

“She knew that something was wrong” Winkler said after the triumph. That day he could barely steer her through the course. The rest was up to her.
Halla completed a clear course, giving to her rider and the German team individual and team gold.


Halla, The legend of Stockholm. A different kind of post war hero


Per la Germania fu un trionfo di quelli da ricordare, per noi italiani un po’ meno. Alle spalle dei tedeschi si classificò infatti la squadra azzurra, con i fratelli D’inzeo entrambi sul podio anche nell’individuale, ovviamente dietro a Winkler e Halla. Raimondo e Piero d’altronde avrebbero avuto tutto il tempo per consacrarsi tra le leggende dello sport italiano. E quale occasione migliore per questo delle olimpiadi di casa che si sarebbero tenute quattro anni dopo?

It was a great triumph for the Germans, perhaps not as much for the Italian team. The silver medal was awarded to the “Azzurri”, led by brothers Piero e Raimondo D’inzeo, together on the podium also individually (behind Winkler and Halla, of course). The D’inzeo brothers would have had their share of glory four years after, when the Olympics were held in their hometown, Rome.

A Stoccolma invece fu il turno di Halla e Hans Winkler di entrare nella storia. Il primo rimane a tutt’oggi uno dei cavalli con più medaglie ai Giochi Olimpici. Il secondo divenne uno degli atleti tedeschi più famosi della sua epoca. Merito del legame speciale che seppe costruire nel corso degli anni con la sua amata Halla portandola a esprimersi al massimo del suo potenziale, anche quando tutti la consideravano un grande “talento inespresso” a causa del suo carattere difficile. 

In 1956, it was Winkler and Halla’s turn to give birth to the “legend of Stockholm”. The rider became one of the most celebrated German athletes of his time. The mare is still one of the most successful horses at the Olympic Games, with a total of three gold medals.
It is all due to the special tie they built together year after year, even when nobody believed anymore in Halla, who was meant to be an “unexpressed talent”.

Winkler davanti alla statua di Halla a Warendorf nel 1978

giovedì 24 settembre 2015

CHI É CHI AWARDS: Silvia Rizzo, Brand Ambassador for Sport 2015


Prestigioso riconoscimento per l’amazzone Silvia Rizzo. La specialista del dressage figura infatti tra i premiati ai Chi è Chi Awards 2015, consegnati lo scorso 22 Settembre al palazzo Reale di Milano. L’evento, che ha dato il via alla Fashion Week di Milano, è nato nel 2001 con l’intento di premiare le eccellenze italiane nel campo imprenditoriale. In particolare il tema di quest’anno riguarda i Brand Ambassador, ovvero personalità che si sono distinti come rappresentanti della creatività italiana nei rispettivi campi: Moda, Design, Cinema, Musica, Food, Sport, Charity, Beauty. E quale miglior rappresentante del Made in Italy per la categoria Sport di Silvia, conosciuta in tutto il mondo come la fashionista del Dressage?

Italian dressage rider Silvia Rizzo is one of the awarded “Brand Ambassadors” at the Chi è Chi Awards 2015 in Milan. The prestigious recognition has been awarded at Palazzo Reale in Milan on Tuesday 22nd of September, as an opening event to 2015 Milano Fashion Week. Since 2001, the awards has honoured notable personalities in the Italian business world. The 2015 edition main theme was “Brand Ambassadors”, namely people who bring Italian fashion in the world within their respective fields: Fashion, Design, Cinema, Music, Food, Sport, Charity and Beauty. And who could be a better testimonial of Made in Italy in Sport than Silvia?


Silvia con l'attore Stefano Accorsi

Grazie al suo intuito e all’attenzione e passione con la quale segue le ultime tendenze nell’ambito fashion, Silvia si è subito distinta in tutto il mondo come icona di stile, in una disciplina dove peraltro l’eleganza in sella è sempre stata una componente essenziale per competere a alti livelli.


Thanks to her passion and awareness about the latest fashion trends, Silvia has gained a large following in the equestrian world as a stylish icon, making a trademark of her elegant attitude in and off the dressage arenas. Many people know her as the Italian Fashionist.

Silvia Rizzo con Piero Chiambretti, 
insignito del premio Elio Fiorucci
La Giuria composta da esperti del settore della moda ma non solo, ha voluto riconoscere l’impegno che l’amazzone italiana residente in Germania porta avanti da anni nel promuovere l’Italian style nel settore dell’abbigliamento per equitazione, grazie anche alla preziosa collaborazione con Accademia Italiana. Per il marchio Silvia riveste ormai da anni il ruolo di testimonial e rivenditrice.

The jury of Chi è Chi, composed of some of the best Italian fashion experts and editors, recognized Silvia’s longtime commitment in sponsoring Italian style in the equestrian fashion field.
Of course the collaboration between Silvia and Accademia Italiana plays a crucial role. Silvia has been for many years a main testimonial and purchaser for our brand.

I premi sono stati consegnati da dieci giovani imprenditori e startupper, selezionati dal comune di Milano per le loro iniziative imprenditoriali. Ha presenziato all’evento anche Cristina Tajani, l’assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, Università e Ricerca.

The awards were presented by ten young Italian entrepreneurs and startuppers, chosen by the Town Council of Milan for their original and innovative ideas. Cristina Tajani, councillor for Work Politics, Economical Development, University and Research was the host of the ceremony.

mercoledì 23 settembre 2015

Accademia Italiana Fall/Winter Collection 2015/2016

L'estate è finita, e con il caldo dei mesi scorsi ormai alle spalle incominciano a fare capolino la pioggia e i primi freddi.
Sia che siate amanti delle grigie giornate autunnali, sia che proviate già un po' di nostalgia per le temperature che solo poche settimane fa non finivate di maledire, Accademia Italiana vi aiuta ad affrontare al meglio questo cambio di stagione proponendovi un'antipasto di inverno con le prime immagini della nuova collezione, prossimamente in arrivo anche sul nostro shop online.

Summer now comes to an end, with the first rainy days of the new season.
But don't worry! Accademia Italiana  helps you to get into the new season mood with an exclusive preview of the 2015-16 fall/winter collection, which will be soon available on our shop online.
Gypsy Power Grip

Il brand del designer Gino Moschetti non si ferma mai e ha già in serbo per voi un vulcano di idee per la prossima stagione.
L’ispirazione per la collezione del prossimo autunno-inverno viene da due riferimenti culturali ben distinti ma non per questo inconciliabili tra loro: il barocco settecentesco e la cultura gitana.
Il primo mood da cui Accademia Italiana si è lasciata ispirare è BAROQUE, in riferimento a un’epoca in cui la creatività e il genio artistico andavano di pari passo con una certa magniloquenza e arditezza… Insomma, non si aveva certo paura di “esagerare” in tutti gli ambiti, compresa la moda.
Il settecento è stato però anche il secolo in cui il cavallo ha a sua volta raggiunto il massimo grado di splendore e considerazione come sostegno indispensabile per l’uomo.
Tutte queste suggestioni si fondono per dare vita alla collezione dello stilista siciliano in una perfetta sintesi di stile e passione autentica per il mondo dell’equitazione.


Gino Moschetti’s brand never stops and is already bursting with ideas for next season.
The inspiration for the new fall/winter season comes from two distinct but somewhat linked cultural references: eighteenth century baroque and gypsy.
Accademia Italiana took the inspiration for BAROQUE mood from an age bursting with creativity and artistic flair, matched with an odd  taste for magniloquent and daring shapes… in all artistic fields, including fashion.
The eighteenth century was also the golden age of the horse, both in terms of its importance to human activities and of the acknowledgement of its role.
All of these suggestions merge to bring the Italian designer’s collection to life in a perfect mix of style and passion for the equestrian world.



L’Articolo EMPIRE offre tutte le caratteristiche alle quali un rider di classe non può mai rinunciare: eleganza e tecnicità.
Eleganza data in questo caso dall’inserto in all-over con la stampa LOGO, che da anni  contraddistingue gli articoli più sofisticati del brand.  Qui si sposa perfettamente con la qualità del tessuto di produzione esclusiva in poliammide, morbido e resistente,  da sempre biglietto da visita di Accademia Italiana.
Con il suo ampio ventaglio di colori, EMPIRE fornisce una possibilità unica: vestire i panni di un autentico cavaliere del ‘700, e assumere di volta in volta l’aspetto in sella di un vero guerriero, un eroe solitario, un abilissimo e scaltro fuorilegge, come nel più realistico dei giochi di ruolo.
L’azzurro polveroso di NOTTURNO propone un look da eroe tenebroso alla Blade runner, le tinte più raffinate dei colori PRUGNA e STEEL e la variante CORTECCIA completano la gamma cromatica di EMPIRE.
I riferimenti e le citazioni all’interno di questo articolo e del tema Baroque spaziano dal mondo dei fumetti a quello videoludico, a film di culto come la saga di Pirati dei Caraibi. Parola d’ordine: evadere dalla realtà e far emergere un lato nuovo di sé, senza dimenticare di rimanere ben piantati in sella grazie al nostro Grip in silicone, immancabile come sempre nei pantaloni firmati Accademia Italiana.
A completare la proposta ispirata al mood barocco altri articoli: BAROQUE, con un motivo piazzato in serigrafia, disponibile nei colori STEEL, PLUM e NERO, e gli articoli stampati LOGO  (a scelta in tonalità NERO o TALPA) e DAMASK, con una stampa all-over che rievoca motivi cancello d’ispirazione settecentesca.


The EMPIRE item offers the main features who are essential to every rider: elegance and technicity.
In this case, elegance comes from the all-over textured insert with one of the brand trademarks: the LOGO texture, characterizing all of the most sophisticated items by Accademia Italiana in the last few years. In EMPIRE breeches we can find it perfectly matched with another main feature of the house: the polyamide exclusively produced soft and tough fabric.
With a wide selection of colours, EMPIRE gives the unique opportunity to impersonate a real XVIII century knight, and to be a brave warrior, then a lonely hero, then a sly and clever outlaw, as you prefer it. You will be part of the most realistic role-playing game you have ever tried!
The dull blue shade of NOTTURNO colour proposes a Blade Runner style dark and charming look, more sophisticated PLUM and STEEL hues and the CORTEX variation complete the EMPIRE colour range.
References and quotations within this item goes from comic strips to videogmaes, to cult movies like the Pirates of the Caribbean saga. Keyword is to get away from reality and to highlight a new and unusual side of your personality, never forgetting to stay stable in the saddle thanks to our silicon Grip, which never misses as in all breeches by Accademia Italiana. 
The other items within the baroque mood: BAROQUE, a located printed pattern, available in STEEL, PLUM and BLACK, and the two textured items LOGO (you can choose it in a BLACK or a MOLE hue) and DAMASK, with an all-over pattern of eighteenth century inspiration.


Empire Power Grip Plum
Damask Power Grip

Quest’ultimo articolo ci introduce in qualche modo all’altro grande tema dell’inverno targato Accademia Italiana: il GYPSY. Intriso di suggestioni gitane e di atmosfere esotiche che riportano alla mente tessuti preziosi e damascati e altre ricchezze d’Oriente, questo tema si presenta all’insegna del colore e di un’ispirazione giovanile e al tempo stesso sofisticatissima. Prediligendo tonalità invernali come l’ECRÙ, il MUSCHIO, il NAVY, l’ENNÉ, Gino Moschetti propone l’articolo GYPSY, caratterizzato da un raffinato ricamo multicolor su entrambe le tasche, insieme ad una selezione di stampe dal nome evocativo e romantico (POEM, LOVE & PEACE ).

This last item leads us to the second mood crossing Accademia Italina 2016 winter season: GYPSY.
Dripping with Gypsy culture suggestions and exotic atmospheres which recall ancient Oriental treasures and preciously damasked fabrics, this mood shows itself rich in colours and with a sophisticated and youthful taste. According a preference to winter hues like ECRÙ, MUSK, NAVY, ENNÉ, Gino Moschetti presents the GYPSY item, characterized by a refined multicoloured embroidery on both pockets, together with a range of romantic and evocative named textures (POEM, LOVE & PEACE).


Gypsy Power Grip Tango
Poem Limited Grip

Immancabile la presenza nella collezione degli articoli del Gruppo MASTER, linea continuativa del brand, sulla quale Accademia Italiana ha scelto di investire soprattutto per il look invernale maschile.
I nuovi colori  proposti per l’autunno 2015 all'interno della linea più “classica” del brand, dopo la parentesi militare estiva, sono il NOTTURNO e MUSCHIO, per mantenere una continuità con il mood barocco che  percorre la nuova stagione invernale.


Of course, we can’t forget the continuative MASTER line, the brand’s main investment for next winter man’s look.
New seasonal colours within the most classic line designed by Accademia Italiana, after last summer military shade, are NOTTURNO and MUSK, to keep a continuity line with baroque and gypsy moods.

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Star Polo Plum
Ma attenzione! Non ci sono solo pantaloni nella nuovissima collezione autunno/inverno di Accademia Italiana in arrivo a Settembre.
Il brand di abbigliamento per l’equitazione presenta le sue POLO rigorosamente seamless (senza cuciture) coordinate con il resto della collezione nei colori BIANCO e PRUGNA.
Ma non è ancora tutto, gente! Il vero tsunami è rappresentato da un altro articolo destinato a portare un’ondata di novità nel campo dell’abbigliamento tecnico per il dressage e il salto a ostacoli.
Stiamo parlando delle nuove giacche AIR SYSTEM. Già il nome dice tutto, come si suol dire. Ed è proprio così:  la straordinaria innovazione è data dal tessuto, al tempo stesso tecnico, superleggero e eccezionalmente traspirante. Fiore all’occhiello gli inserti sui fianchi e l’interno manica progettati in uno speciale tessuto in rete che consente al corpo di respirare e ai cavalieri di affrontare le competizioni più bollenti e gli ostacoli più insormontabili in totale leggerezza.
Anche nella progettazione di Air System, Gino Moschetti non rinuncia ad inserire alcuni tocchi di classe pensati per dare un taglio sportivo e raffinato, come le zip sulle tasche con un sottile profilo arancio fluorescente, oppure il collo e gli spacchi sul retro della giacca enfatizzati dall'ormai inconfondibile stampa LOGO.


Not only breeches in the latest collection by Accademia Italiana for 2015-16 winter season.
The reknown Italian equestrian clothing brand also presents its seamless POLO SHIRTS in the new colours coordinated with the whole collection (WHITE, PLUM).
But that’s not all, folks! A real tsunami is coming to bring a fresh wave of innovation in the field of technical clothing for the practice of dressage and jumping. Its name is AIR SYSTEM, the new jacket designed by Gino Moschetti’s brand. We could say the name of this item speaks on its own. And that’s actually true. Its revolutionary aspect is the technical, extralight and incredibly transpiring fabric. We can see the italian stylist’s trademark in the inserts on the hips and in the sleeves inner side, conceived in a special fabric made of net, that allows the body to breath freely during the warmest and most difficult competions.
Once again, Gino Moschetti designed Air System jackets with a special touch to introduce a casual but refined taste, as with the pocket zips with a  thin orange fluo profile, or with the collar and vents on the back emphasized by the distinctive LOGO pattern.

Baroque
Logo Limited Grip










mercoledì 16 settembre 2015

Silvia Rizzo and Accademia Italiana, The "fashionist" team of dressage



La fashionista del dressage. Così è conosciuta nel circuito internazionale Silvia Rizzo, l’amazzone italiana che ha scelto la Germania come terra d’adozione. Il perché è presto detto: Silvia ha sempre fatto delle sue scelte coraggiose in quanto ad outfit un elemento distintivo quando è in sella. Sempre attenta a tutto ciò che la circonda  in ambito fashion, aperta ad ogni sorta di innovazione e sperimentazione, ha fatto da apripista  a un nuovo modo di intendere il dressage, contribuendo notevolmente a svecchiare e movimentare un mondo che rischiava di rimanere cristallizzato. E il pubblico se ne è accorto: Silvia è una delle amazzoni più popolari e facilmente riconoscibili per una folta schiera di fan e specialisti del settore, tanto da essersi meritata l’appellativo di fashionist per l’appunto. Merito anche della naturale connessione che riesce a instaurare con il pubblico grazie al suo sorriso e alla sua solarità, che rendono Silvia una delle figure più interessanti nel panorama attuale dell’equitazione.

The Italian Fashionist. This is how Silvia Rizzo has been known within the international tour. The Italian rider who elected Germany as her second homeland, has always made brave choices about her outfit, and this has become her trademark in the saddle. Always careful to everything around her in the fashion field, open to all kind of innovation and experimentation, she acted as a trailblazer in a new way of conceiving the discipline of dressage, and gave a huge contribution to shake and modernize a world which risks to stay immovable. And the crowd seems to notice this: Silvia is one of the most popular and more easily recognizable rider for a multitude of fans, to such extent that she deserved the nickname  « The fashionist ». This is due to the natural bond she can establish with her public thanks to her smile and kindness, what makes Silvia one of the most intriguing characters on the  equestrian scene.


Ecco spiegato perché lo stilista Gino Moschetti ha pensato subito a lei come testimonial del proprio brand. Silvia non è solo una dressagista di livello internazionale, ma incarna alla perfezione l’idea  alla base del progetto di Accademia Italiana. Ossia quella di mettere a disposizione dei cavalieri una vasta gamma di scelte in materia di pantaloni, polo e giacche da competizione in grado di garantire comfort, tenuta e un’immagine fresca e di tendenza.
Silvia Rizzo ha sposato appieno questa mission e il suo rapporto con il marchio si è rafforzato anno dopo anno sulla base di una stima reciproca e della fede comune nella volontà/necessità di introdurre una netta svolta nel mondo equestre.

For all these reasons, Italian fashion designer Gino Moschetti immediately thought of her as a perfect testimonial for his brand. Not only she is a dressage rider of international level, she also embodies perfectly the concept behind Accademia Italiana: to provide professional riders with a wide range of breeches, polos and competition jackets assuring comfort, stability and a new stylish outfit.
Silvia Rizzo joined that mission with great enthusiasm. Her link with the brand got stronger year after year thanks to a mutual respect and a common faith in the need for a clear change in the equestrian world.



Ora, dopo un lungo periodo di successi condivisi e di ambiziosi obiettivi raggiunti insieme, Gino Moschetti e Silvia Rizzo hanno deciso di compiere un ulteriore step nell’ambito della loro collaborazione. Dalle verdi distese della sua tenuta tedesca di Hof Marabunta, dove vive in perfetta armonia con i suoi amati cavalli, Silvia, insieme al suo trainer e compagno nella vita Michele Betti, è diventata da pochi mesi rivenditore ufficiale di Accademia Italiana, e in questa sua nuova veste ha saputo già ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’area settentrionale della Germania, e non solo.
Dagli articoli continuativi come Master e Dresseur a quelli più contemporanei, dalle stampe ai colori che sono diventati un cavallo di battaglia dell’azienda, Silvia Rizzo continua a rappresentare alla perfezione, anche come rivenditrice, i prodotti e la filosofia di Accademia Italiana.
Grazie allo status di icona fashion che ha saputo costruirsi e alle sue innate doti comunicative, ora Silvia può avvicinare un pubblico molto competente e selettivo, come quello tedesco, alle collezioni del marchio italiano, anche attraverso uno show-room recentemente allestito presso la sua struttura nella Bassa Sassonia.

Now, after a long and successful collaboration made of ambitious targets achieved together, Gino Moschetti and Silvia Rizzo decided to take a further step within their partnership. From the green fields of her German estate Hof Marabunta, where she lives in company of her beloved horses, Silvia, together with her trainer and partner Michele Betti, has recently become an Accademia Italiana official retailer, and in this new position she has been playing an important role not only in Northern Germany.
From continuative items Master and Dresseur to the most contemporary ones, from prints to colors which are distinctive features of Accademia Italiana, Silvia Rizzo goes on to represent at her best the brand products and  philosophy.
Thanks to her status as a fashion icon and communication skills, Silvia can now approach a demanding and qualified public all over Germany to the brand collections, also through a new show-room, staged at her estate in Lower Saxony.



martedì 15 settembre 2015

Lorenzo Antali ottimo settimo al Criterium Young Rider 2015

Un grande risultato nello scorso finesettimana per Lorenzo Antali. La giovane promessa del salto ostacoli italiano, classe 1994, si è classificato settimo al Criterium Young Rider 2015 di S.Giovanni in Marignano.

Italian rider Lorenzo Antali achieved a great result last weekend. The young promising equestrian ranked in 7th place at the 2015 Criterium Young Rider.

Un piazzamento prestigioso e di assoluto valore per il ventenne bergamasco, che quest’anno ha stretto una proficua collaborazione con Accademia Italiana, brand da sempre vicino ai giovani talenti dell’equitazione italiana.
In sella a Campej, stallone baio del 2002 (figlio di Corrado I x Landgraf), Lorenzo, guidato dal tecnico Giovanni Oberti, ha disputato una gara solidissima, cominciata con quattro penalità il primo giorno per poi far segnare il miglior tempo (con 0 penalità) nella seconda giornata. Lorenzo ha poi concluso la finale con quattro penalità, che gli hanno comunque garantito la settima posizione assoluta. Un risultato di grande rilievo per il rider lombardo, che ha avuto l’onore di essere premiato dal presidente della FISE, il cav. Vittorio Orlandi.

A prestigious result for the twenty-year-old, who since this year has signed a strong partnership with Italian brand Accademia Italiana, always supporting rising talents within the national equestrian movement.
Riding Campej, a bay stallion born in 2002 (son of Corrado I x Landgraf), Lorenzo, under the guide of his trainer Giovanni Oberti, contested a massive race. Concluding day 1 with four penalties, he had the best time (no penalties) in day 2. In the final he had four penalties, achieving an impressive 7th position overall. His great performance earned him the honour to get an award from FISE president, Knight Vittorio Orlandi.

A Lorenzo Antali e Campej vanno le nostre congratulazioni per l’eccellente prestazione in attesa dei prossimi impegni ufficiali, a cominciare  dal Test Event giovanile di Bologna e il CSI di Cattolica, dove Accademia italiana sarà ovviamente presente a fianco del giovane cavaliere.

Accademia Italiana congratulates  Lorenzo and Campej for their excellent performance, waiting for the next official competitions, youth Test Event in Bologna and CSI in Cattolica, where our brand will be as usual by his side.

venerdì 11 settembre 2015

MAN VS HORSE Marathon, uomini e cavalli in una sfida (quasi) alla pari

Ci sono molte competizioni nel mondo che coinvolgono i cavalli e che sono del tutto fuori dai canoni classici a cui ci ha abituato l’equitazione.
Una di queste è sicuramente la  Man vs. Horse Marathon, una quasi-maratona (il percorso è di 22 miglia, circa 35 chilometri, poco meno di una maratona tradizionale) che si tiene ogni anno nel mese di Giugno in Galles. E sì avete capito bene: si tratta proprio di una corsa uomo contro cavallo, a cui partecipa un drappello di impavidi corridori (perlopiù amatori e appassionati) che si spremono al limite delle loro forze per cercare di battere sulle loro gambe i loro “simili” a cavallo. Qual è il senso di tutto ciò? Probabilmente nessuno.


Del resto,  sapevamo già che i britannici hanno una passione tutta loro per le gare bizzarre. Se esistesse un titolo per The weirdest town in the UK (la città più pazza del Regno Unito, ndr), sicuramente però se lo aggiudicherebbe la ridente cittadina gallese di  Llanwrtyd Wells, visto che la località è abbastanza celebre per ospitare un’altra “prestigiosa” competizione tipicamente britannica: il campionato del mondo di bog snorkeling, la corsa nel fango con pinne e boccaglio che ogni anno attira coraggiosi contendenti da tutto il Paese. Ma insomma, anche questa maratona uomo contro cavallo è un’idea niente male. Il rapporto tra le due categorie di iscritti solitamente è intorno ai 250/300 corridori contro 50 cavalli montati. Per la cronaca, gli umani che affrontano la gara sulle proprie gambe sono riusciti a far segnare il miglior tempo assoluto, alla faccia di cavalli e cavalieri per ben due volte negli ultimi dieci anni. In condizioni climatiche favorevoli a causa delle alte temperature, probabilmente, ma è pur sempre un gran risultato che ci può rendere fieri come appartenenti alla razza umana. Il britannico Huw Lobb nel 2004 e il tedesco Florian Holzinger nel 2007 sono gli unici due uomini sulla terra che possono vantarsi di essere più veloci di un cavallo.
Comunque tutti i vincitori nelle due categorie ricevono ogni anno una discreta attenzione da parte della nazione, oltre ad un assegno di 1700$.


Il primo umano a battere i cavalli a dire il vero fu un ciclista nel 1989. Le biciclette sono state però bandite dalla corsa nel 1992, perché a detta dell’organizzazione rovinavano i sentieri lungo i quali si snoda il percorso, che alterna tratti urbani a tratti boschivi.


Sembra che le origini mitiche di questa singolar tenzone, che risalgono al 1979, siano dovute a una discussione tra il proprietario di un pub e un altro uomo del posto su quante chances avrebbe una persona di battere un cavallo su una lunga distanza. I due avrebbero risolto la questione sfidandosi personalmente, e in quel caso vinse chi stava in sella (non il proprietario del pub che aveva lanciato la sfida)… Quel che è certo è che da allora la sfida si rinnova annualmente, in barba anche alle varie associazioni animaliste e alla British Horse Society che non vedono di buon occhio la cosa. Ma lo staff di veterinari che segue la manifestazione ha più volte provveduto a spegnere gli animi al riguardo.




Chi di voi pratica la corsa con dedizione e si è già cimentato in maratone e gare su lunga distanza, potrebbe farci un pensierino per avere  un nuovo motivo per vantarsi con gli amici: quello di battere un cavallo, o almeno di provarci. Avete un anno di tempo per prepararvi, sperando magari in una giornata con  temperature sopra la media dell’umida estate gallese, e chissà…!
In alternativa potreste partecipare anche a cavallo, ovviamente. Nel qual caso un eventuale fallimento potrebbe essere ancora più umiliante, però…

martedì 8 settembre 2015

Se i cavalli posano per un grande artista...

L'opera di RIEN POORTVLIET

Molti disegnatori nel corso degli anni hanno messo il proprio talento al servizio della moda e dei migliori stilisti, usando la loro creatività per valorizzare le più prestigiose collezioni con le loro illustrazioni. Tra questi un ruolo di primo piano è stato ricoperto da Antonio Lopez, che ha messo la sua firma su testate come Vogue, Elle, e il New York Times. I suoi disegni, a dispetto di un certo estro visionario e decisamente suggestivo, hanno sempre conservato un estremo realismo, come dimostra l’attenzione dedicata ai dettagli. In un periodo in cui le riviste di moda non sfruttavano ancora la fotografia in quantità massiccia come oggi, le illustrazioni di Lopez sembravano voler quasi entrare in competizione con quest’ultima grazie all’accuratezza del disegno e alla naturalezza e all’espressività dei soggetti ritratti.


Se l’abbondanza e la qualità delle illustrazioni e degli illustratori di moda esistenti è ormai assodata, lo stesso non si può dire per le illustrazioni che ritraggono il cavallo e l’ambiente dell’equitazione. Rappresentare i nostri amici a quattro zampe nei loro comportamenti e nelle loro espressioni in maniera realistica attraverso il tratto a matita presuppone anche una certa conoscenza ed esperienza nel rapporto quotidiano con i cavalli che non tutti hanno. Insomma, una grande passione per tutto ciò che ha a che fare con il loro mondo è un requisito fondamentale.




Rien Poortvliet riesce a trasmettere questi sentimenti e questo feeling molto personale con i cavalli nelle sue illustrazioni. L’artista olandese, da sempre amante della natura e degli animali, ha dedicato una larga parte della sua produzione di disegni e acquerelli per l’editoria al fedele alleato dell’uomo in molte attività. Abbiamo potuto ammirare la sua grande abilità tecnica ed espressiva in un volume in particolare, pubblicato in Olanda nel 1978 con il titolo Het Brieschend Paard, e più agilmente reperibile nella sua edizione stampata in inglese del 1996 per la casa editrice newyorchese Stewart, Tabori & Chang, intitolata Rien Poortvliet’s horses. Un pezzo pregiato per ogni rider o appassionato che si rispetti, non solo di cavalli, bensì anche di forze militari, uniformi e bardature, o di arte in generale.



Partendo dalla rievocazione dei propri ricordi di infanzia e delle figure mitologiche di cavalli e cavalieri che hanno nutrito la sua immaginazione di bambino, Poortvliet ci offre una panoramica a 360° gradi del mondo dell’equitazione in tutte le sue declinazioni, dal tradizionale ruolo del cavallo nella campagna olandese come animale da lavoro e da traino (anche di imbarcazioni di salvataggio!), ai cavalli di “sangue blu” della famiglia reale olandese e a quelli dei corpi di polizia e delle forze dell’ordine.


Ciò che spicca all’occhio del lettore che conosce un po’ questo mondo, oltre ai testi concisi e all’uso del colore molto accattivanti che consentono di immergersi completamente nell’immaginario dell’artista, è appunto lo straordinario grado di realismo delle illustrazioni, non così facilmente riscontrabile altrove, dato che stiamo parlando di disegni fatti a matita e ad acquerello. L’attenzione dell’autore si concentra infatti, oltre che sull’anatomia dei cavalli (Poortvliet dimostra di avere una sicura conoscenza di numerosissime razze provenienti da tutto il mondo e di tutte le dimensioni) soprattutto sul mondo accademico-militare e aristocratico e sul ruolo rivestito dai cavalli all’interno di questa realtà esclusiva e raffinata, forse un po’ fredda all'apparenza, ma da lui rappresentato con un trasporto e una sensibilità significativa. Poortvliet riesce a strabiliare per la quantità e la minuzia di dettagli che riesce a riprodurre  con il semplice uso di tinte acquerello. Uniformi, giubbe, kep, finimenti, carrozze ci vengono svelate dalla mano di Poortvliet in ogni loro minimo particolare, da quelle più sfarzose e ingioiellate a quelle più semplici ed essenziali. 





Questa particolare attrazione, fascinazione oseremmo quasi dire, del disegnatore olandese per la famiglia reale olandese, i corpi militari e le forze dell’ordine e i loro cavalli, ci è sembrata molto significativa e vicina al modo di intendere l’equitazione di Accademia Italiana. Quando Gino Moschetti ha fondato il suo brand, si è ispirato evidentemente a quel mondo accademico-militare, elegante e aristocratico, che con il cavallo e l’equitazione è sempre andato a braccettoI cavalli hanno da sempre contribuito a dare lustro e a nobilitare l’immagine del cavaliere in divisa. E viceversa il blasone di colui che sta in sella ha aiutato a rafforzare la considerazione di cui gode il cavallo nel nostro immaginario.
Accademia Italiana ha cercato di infondere questo spirito di ammirazione e raffinata sobrietà nelle sue collezioni di pantaloni e giacche per l’equitazione, unendo un tocco creativo personale.



E questo è lo stesso spirito nel quale pensiamo possa ritrovarsi anche chiunque ammiri gli acquerelli di Rien Poortvliet, o abbia sperimentato nel corso della sua vita un legame speciale con i teneri quadrupedi. Nelle splendide pagine di questo ricchissimo volume (contiene 350 illustrazioni a colori),  l’artista sembra intenzionato a sfogliare davanti a noi il suo album di famiglia, rievocando e mostrandoci tutti gli esemplari che hanno in qualche modo segnato la sua esistenza, dai cavalli solo visti o immaginati da bambino, a quelli con i quali Poortvliet ha condiviso una parte importante della sua vita.  La vita di un uomo tranquillo e riservato e di un artista dal tratto delicato e deciso.